Consapevolezza dei pensieri 1 - Scultura Consapevolezza dei pensieri 2 - Perché fa bene praticarla 6 - Uccello

IL TERZO FONDAMENTO DELLA MINDFULNESS:

OSSERVARE I PENSIERI.

Senza saperlo, i pensieri, le storie che ci raccontiamo,
diventano parole scolpite sulla pietra,
invece che scritte sull’acqua (M. Williams).

Nella cultura e nello stile di vita occidentale moderno, abbiamo investito molto sulla funzione logica del pensiero, sovrastimandola, fino ad identificarci con essa.
Siamo figli della dichiarazione “Cogito, ergo sum”: siamo così abituati a pensare che i nostri pensieri formano gran parte della nostra identità, molto di più delle nostre sensazioni fisiche, delle emozioni, delle intuizioni e anche più delle azioni.
Il sovra utilizzo del processo logico del pensiero però, sembra mostrarci i suoi effetti collaterali: si è accentuato il “chiacchiericcio” interno della mente, che fa una continua telecronaca della nostra vita, come una radio sempre accesa in sottofondo, che commenta ciò che incontra. Spesso sentiamo di non “avere tregua” dai nostri pensieri e ci sentiamo dominati dalla nostra mente: i nostri pensieri ci sembrano la verità assoluta, le storie che racconta la nostra mente ci sembrano certe, indiscutibili e le uniche possibili. Invece che essere i pensieri al nostro servizio, per aiutarci a fare scelte sagge per guidare le nostre azioni, siamo noi al servizio dei nostri pensieri.

La prospettiva della mindfulness ci invita a metterci in relazione
con i nostri pensieri in maniera diversa.
Ci invita a DECENTRARCI da essi, ovvero
a fare un PASSO INDIETRO
dal flusso continuo di storie che ci raccontiamo,
che scorre parallelo alla nostra esperienza immediata della vita.

La maggior parte degli approcci psicoterapeutici creati per aiutarci a conoscere la nostra mente, ci suggerisce di analizzare ed elaborare i nostri pensieri: per comprendere le loro origini, per sostituire i pensieri irrazionali con pensieri più razionali o i pensieri negativi con pensieri più positivi, per comprendere il loro senso, per prendere in considerazione delle alternative costruttive.
La prospettiva della mindfulness, invece, sostiene che prima di affrettarci a “fare” qualcosa con i nostri pensieri, prima di analizzarli o comprenderli, è essenziale diventare consapevoli del flusso di pensieri che ci attraversa e imparare a trattarli come formazioni mentali che vanno e vengono.

E’ stupefacente quanto sia liberatorio l’essere capaci di vedere che
i tuoi pensieri sono solo pensieri e che non sono “te stesso” o “la realtà”…
il semplice atto di riconoscere i tuoi pensieri come pensieri,
può renderti libero dalla realtà distorta che
essi spesso creano e genera un maggior senso di chiarezza e
di padronanza sulla tua vita.
Kabat-Zinn (1990)

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